l’ottimista, il pessimista e la loro responsabilità
L’ottimista, scorgo sul vocabolario, un devoto-oli con una copertina che sta divorziando dalle pagine, è chi prevede favorevolmente il decorso delle cose (non testuale).
L’ottimista al di là della realtà presente è convinto che nel tempo la situazione non potrà fare altro che migliorare. All’obiezione che “se c’è stato qualcuno ottimista in un passato e il nostro presente sarebbe il suo futuro e non ci sembra che la situazione sia cambiata”, un ottimista non cade in tentazione, solo prolunga la previsione del suo collega predecessore nel tempo, dicendo con aria saccente:”accadrà…”.
Ora: un ottimista non prevede basandosi sul presente o sul passato: la sua previsione è basata sul “sentire che”. Un ottimista dice che che le cose cambieranno perché così deve essere. L’ottimista è il futuro. L’ottimista lavora sapendo che ciò che compie sarà portato a termine, sia nel particolare, che nel generale.
Il pessimista pensa che il tutto vada male (e che continuerà a farlo in saecula saeculorum) e dunque qualsiasi cosa si faccia non modificheremo nulla. Il pessimista è il passato: ragiona non solo appoggiandosi alle basi storiche, bensì ci si lega dentro, avviluppandosene. Il Pessimista risulta essere un caso umano, perché a meno che non cada in depressione - e allora sarebbe un depresso e non ci interesserebbe più per questo discorso - il pessimista fa: il pessimista continua a fare tutto come l’ottimista, pur sapendo che è un tormento di Sisifo.
A metà tra i due c’è il cinico: non può essere ottimista, perché significherebbe avere una posizione contro la realtà delle cose, in quanto il cinico prevede basandosi sui fatti presenti proiettandoli nel corso del tempo, immodificati. Il cinico non è pessimista, perché non prevede le cose in maniera negativa: il cinico allunga il momento presente facendo coincidere passato e futuro; ragiona per similitudini e nel passato trova comportamenti analoghi e evita tutto ciò che non fa media. È per i ricorsi storici, dice che più le cose cambiano più restano le stesse.
Una citazione: “l’ottimista è quello che dice buongiorno, il pessimista è quello che non ti risponde.“
Un ottimista saluta, perché gli verrà risposto; il bicchiere è mezzo pieno, perché indubbiamente potrebbe essere meno; non cerca elementi della sua tesi sul futuro del mondo perché sa che ora non ci sono ma le cose andranno meglio.
Il pessimista, non saluta, perché non riceverebbe risposta; il bicchiere è mezzo vuoto perché potrebbe essere più pieno, dopotutto c’è ancora del vetro non a contatto del liquido; non cerca elementi a favore della sua tesi perché non li troverebbe, solo si limita a riferire eventi passati.
Il cinico, d’altro canto, non ha dovere di salutare, tutto dipende da come gli gira; se il bicchiere sia o meno mezzo pieno dipende soprattutto dal fatto che questo sia di suo gusto oppure no. Gli elementi a favore della sua tesi non li cerca, ma solo perché li ha già sotto gli occhi e questo non è cercare.
Potrebbe venire da pensare che quello che fatica è l’ottimista, ma per me non è così: l’ottimista non si cura della realtà, non si cura della risposta al suo buongiorno, perché è proiettato in un futuro dove tutto ciò accade.
Il cinico fatica, ma solo perché ciò che fa potrebbe funzionare perché a volte ha funzionato, come d’altra parte potrebbe non funzionare, perché altre volte non ha funzionato.
Il pessimista invece fatica davvero, perché fa pur sapendo che tutto è inutile. e tuttavia fa.
E la responsabilità? bé, quella è tutta in mano all’ottimista, perché se lui non dice buongiorno, indubbiamente nessuno gli risponde.
Io per lo più dico buongiorno, ogni tanto mando a quel paese (cordialmente) la gente, se mi dicono buona giornata rispondo “grazie altrettanto”/”hai visto mai”/”magari”, non mi curo di loro, ma guardo e passo (a meno che non siano leggiadre fanciulle e allora magari passo, ma intanto guardo)…
Tu?
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- Pubblicato il:
- 27/02/08 alle 14
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